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La malattia emorroidaria: una patologia molto frequente

Le emorroidi fanno parte della normale anatomia ano-rettale ed hanno una funzione specifica nel meccanismo di continenza e defecazione ma spesso si trasformano in malattia causando disturbi a volte anche importanti. Molte sono le ragioni che contribuiscono allo sviluppo di tale patologia, alcune delle quali includono l’età, la costipazione o la diarrea croniche, la gravidanza, gli sforzi prolungati durante le evacuazioni e l’abuso di lassativi. Uomini e donne sono colpiti allo stesso modo, anche se le donne sono più a rischio a causa della gravidanza e del parto. Le emorroidi (ovvero la malattia emorroidaria) sono il disturbo più frequente del retto e dell’ano. Purtroppo i sintomi caratteristici di questa patologia sono comuni a moltissime altre malattie ano-rettali quali dermatiti, ragadi, cisti, fistole, tumori e malattie sessualmente trasmesse. Il medico di base non può a prima vista ricondurre alle emorroidi la comparsa di determinati sintomi. Solo una visita specialistica coloproctologica abbinata ad un’anoscopia potrà stabilire con certezza la presenza di una semplice malattia emorroidaria, escludendo malattie a volte ben più gravi. Tra i sintomi più comuni della malattia emorroidaria vi sono:

  • Sanguinamento
  • Prurito
  • Prolasso
  • Dolore
  • Gonfiore
  • Perdite mucose

Negli stadi avanzati il problema assume connotazioni più gravi, trasformandosi in un disturbo particolarmente invalidante che interferisce anche con le normali attività quotidiane, come il camminare. Il dolore insorge ogni qualvolta le emorroidi si infiammano a causa di traumi o infezioni microbiche ed ogni qualvolta si forma al loro interno un coagulo di sangue (trombosi). Si parla di prolasso emorroidario quando è presente una fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale, ad esempio sotto sforzo (colpo di tosse), durante la defecazione o permanentemente nei casi più avanzati. La classificazione in gradi più usata per la valutazione della gravità della malattia emorroidaria è la seguente:

  • I grado: sanguinano ma non prolassano;
  • II grado: prolassano durante lo sforzo defecatorio ma rientrano spontaneamente;
  • III grado: il prolasso emorroidario deve essere riposizionato manualmente nell’ano;
  • IV grado: il prolasso emorroidario è permanentemente esterno e non può essere riposizionato manualmente all’interno del canale anale.

TRATTAMENTI MEDICO E CHIRURGICO

Numerose sono le tecniche chirurgiche utilizzate nel trattamento delle emorroidi. Esse devono portare alla guarigione permanente della patologia senza provocare alterazioni anatomiche e disturbi funzionali. Per i gradi più lievi di malattia semplici accorgimenti igienico-dietetici possono far rapidamente regredire i sintomi senza alcuna necessità di trattamenti invasivi. Per i primi gradi di malattia con sintomi saltuari le metodiche ambulatoriali, in particolare il bendaggio elastico, possono far evitare al paziente, almeno per un certo periodo, l’intervento chirurgico. Per i gradi più avanzati, con sintomi invalidanti, l’unica possibilità di guarigione è legata alla chirurgia. La tecnica di emorroidectomia più tradizionale e che attualmente è ancora la più usata è stata messa a punto molti anni fa da Milligan e Morgan e si è andata perfezionando con l’uso di nuove sorgenti di energia (bisturi ad ultrasuoni, radiofrequenza) che permettono di raggiungere ottimi risultati che si mantengono nel tempo riducendo al minimo i temuti disturbi postoperatori (dolore, emorragia, stenosi).

Emorroidopessia

 

Negli ultimi anni è stata messa a punto una nuova metodica, l’emorroidopessia con stapler, nel tentativo di ridurre i disturbi postoperatori e di sveltire il periodo di convalescenza. La tecnica permette il riposizionamento delle emorroidi nel canale anale con la rimozione di una piccola parte di tessuto intra-rettale.

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